Amendolara abbraccia le Reliquie di Sant'Antonio e dà inizio alla Tredicina

Gioia, devozione e un senso di profonda grazia hanno inondato ieri sera Piazza Fanfani, dove la comunità amendolarese si è radunata numerosa per l'accoglienza solenne delle reliquie di Sant'Antonio di Padova. Dalla piazza, una sentita processione ha accompagnato le reliquie fino alla chiesa parrocchiale, dando ufficialmente inizio alla tradizionale Tredicina in preparazione alla festa del 13 giugno.
La Santa Messa è stata presieduta da Padre Giovanni Milani, giunto direttamente da Padova, e concelebrata dal parroco don Nicola Mobilio e dal diacono Vincenzo Gentile.
All'inizio della celebrazione, Padre Giovanni ci ha ricordato quanto sia grande il privilegio che stiamo vivendo in questi giorni. Le due reliquie che ospitiamo sono le uniche che escono dalla Basilica pontificia e dal 1981 a oggi hanno fatto per ben tre volte e mezzo il giro del mondo intero.
Non si tratta di reliquie comuni, ma della «Massa Corporis». Nel 1981, durante la seconda ricognizione della tomba (la prima fu nel 1263, quando fu ritrovata la lingua incorrotta), si scoprì che la carne del santo non si era consumata appoggiandosi alle ossa, ma si era unita in un agglomerato contenente Dna, massa cardiaca e muscolare, all'interno del quale furono persino notate gocce di sangue vivo. Da lì sono state estratte la reliquia più grande, custodita nel mezzo busto dorato, e quella più piccola nel cilindro. Fu Papa San Giovanni Paolo II a volere che quest'ultima reliquia viaggiasse per il mondo, affinché fosse per tutti — specialmente per gli ammalati — un «soffio di speranza e un battito di vita».
Nella domenica in cui la Chiesa ha celebrato la solennità della Santissima Trinità, Padre Giovanni ci ha ricordato, citando un celebre episodio di Sant'Agostino, che è impossibile contenere il mistero di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo nella nostra piccola mente umana. Tuttavia, Sant'Antonio definiva la Trinità semplicemente come un meraviglioso «progetto d'amore».
Per aiutarci a entrare in questo progetto d'amore, Padre Giovanni ha ripercorso i tre simboli con cui Sant'Antonio viene tradizionalmente raffigurato, a cominciare dal giglio. Il nome Antonio, infatti, dal greco significa proprio «fiore nuovo», e questo fiore così piccolo ma dal profumo capace di inondare intere stanze ci richiama alla bellezza, alla purezza e al candore. «Tutti noi dovremmo profumare di Cristo», ha affermato Padre Giovanni, invitandoci a non essere cristiani che spiritualmente «puzzano», ma a diffondere ovunque il profumo dello Spirito Santo. Il secondo simbolo è la Parola di Dio aperta, in ricordo della straordinaria sapienza del santo, che conosceva a memoria le Scritture. Da qui è nata una sfida bellissima per tutta la comunità: in questi giorni, tiriamo fuori la Bibbia o il Vangelo dalle nostre librerie e lasciamoli aperti all'ingresso delle nostre case. Leggiamone anche solo un verbo e proviamo ad appuntarci sopra i pensieri che lo Spirito ci suggerisce nel cuore. Infine, la commovente immagine di Gesù Bambino in braccio. Pochi giorni prima di morire, Antonio fu ospitato a Camposampiero dal conte Tiso: fu proprio lui a scorgerlo nel cuore della notte, avvolto da una luce sfolgorante, mentre stringeva a sé il Bambinello. «Noi non lo porteremo mai fisicamente in braccio», ha sorriso Padre Giovanni, «ma a ogni Eucaristia lo portiamo dentro il nostro cuore. Diventiamo noi il tabernacolo di Cristo».
Al termine della celebrazione, prima della solenne benedizione impartita con la reliquia, don Nicola ha ringraziato di cuore Padre Giovanni — legato a lui da un'amicizia lunga quattro anni — invitando tutta la comunità a non sprecare questa occasione. Avere qui queste reliquie è un onore immenso. L'invito è di vivere con massima intensità questi giorni di grazia, che si concluderanno la mattina del 3 giugno con il saluto alle reliquie.
Nunzio Bartolini
Responsabile comunicazione - Parrocchia Madonna della Salute
