«Cristo è davvero passato in noi?»: la riflessione di don Nicola a conclusione di una suggestiva Via Lucis

Né il rinvio dei giorni scorsi, né le temperature poco clementi di ieri sera hanno fermato il desiderio della comunità di mettersi in cammino. Ieri, martedì 19 maggio, un bel gruppo di fedeli ha partecipato con calore e devozione alla Via Lucis per le strade di Amendolara.
Questa devozione, nata come ideale continuazione della Via Crucis, è un cammino tipico del tempo pasquale in cui si ripercorrono le tappe più luminose della vita di Gesù e della Chiesa nascente: dalla scoperta del sepolcro vuoto fino all'attesa dello Spirito Santo a Pentecoste. Seguendo le orme del Cristo Risorto e pregando insieme, i fedeli hanno attraversato le vie del paese con una consapevolezza nuova, sapendo di avere accanto «una Persona viva, a cui possiamo parlare».
Il cammino si è poi concluso all'interno della chiesa parrocchiale. Qui, prima di impartire la benedizione finale, don Nicola ha offerto una riflessione profonda e provocatoria, capace di scuotere le coscienze dei presenti.
Don Nicola ha aperto il suo pensiero con una bellissima «litania» di beatitudini: «Felici coloro che credono nel Dio della vita... Felici coloro che credono nell'alba pasquale in cui Cristo è risuscitato... Felici coloro che credono che la morte non è l'ultima parola».
Ha poi ricordato a tutti il senso intimo della Via Lucis appena vissuta: «Avere la certezza che nel nostro cammino di fede non siamo soli. Il Risorto, il Vivente, cammina con noi».
Il cuore del messaggio del parroco, però, ha riguardato il vero significato di questo tempo pasquale che volge ormai al termine.
«Pasqua significa "passaggio", il passaggio di Dio nelle nostre vite», ha detto don Nicola con fermezza. «Da 50 giorni stiamo ripetendo l'Alleluia, ma il significato profondo della Pasqua si è davvero realizzato? Cristo è davvero passato in me? Se è passato soltanto a livello rituale e celebrativo, allora è stata solo una formalità. Se alla fine di questo percorso siamo sempre gli stessi di prima, significa che non abbiamo fatto Pasqua».
Un richiamo forte all'autenticità della fede: «Dietro la Pasqua non ci si può nascondere: o la celebriamo davvero, o non è Pasqua. Tutti gli auguri che ci siamo scambiati un mese fa sono stati solo auguri "civili", formali, se non portano in sé il marchio di Dio. Anche noi dobbiamo vivere una vita nuova. Cristo fa nuove tutte le cose, ma la prima cosa che deve fare nuova è la mia vita, il mio cuore».
L'invito finale, in vista dell'imminente solennità di Pentecoste, è stato quello di fare spazio alla novità e alla freschezza dello Spirito Santo, abbandonando il buio della chiusura.
«Dove c'è la novità dello Spirito, c'è freschezza e voglia di cambiare e di vivere», ha concluso don Nicola. «Dove questa novità non c'è, rimaniamo ancorati ai nostri vecchi rancori, ai nostri giudizi, ai nostri schemi rigidi. Iniziamo, da stasera, a usare la novità dello Spirito».
Con questa consapevolezza e con il cuore riscaldato dalla preghiera – che ha fatto dimenticare il freddo della serata – la comunità è tornata a casa, pronta a vivere gli ultimi giorni del tempo pasquale non come una semplice tradizione, ma come un vero rinnovamento della vita.
Nunzio Bartolini
Responsabile comunicazione
