“Pace uguale Beatitudini”: Giornata parrocchiale per la Pace

Una domenica colma di significato quella vissuta ieri, 1 febbraio, dalla comunità parrocchiale. Nella cornice liturgica della IV Domenica del Tempo Ordinario, e in comunione con tutta la Chiesa italiana per la 48ª Giornata Nazionale per la Vita, abbiamo celebrato la Giornata Parrocchiale per la Pace. Grandi e piccoli si sono ritrovati per vivere un momento che ha intrecciato la gioia dello stare insieme alla profondità del messaggio evangelico, segnando anche una tappa fondamentale del cammino ACR in vista dei sacramenti.
Il pomeriggio si è aperto alle 15 con un festoso corteo partito da Piazza Fanfani. Bambini, ragazzi del catechismo, catechiste, animatori e giovani hanno attraversato le strade del paese fino a raggiungere la chiesa parrocchiale, trasformando il cammino fisico in un segno visibile di una Chiesa che «esce» per incontrare.
Arrivati in oratorio, la festa è esplosa in un abbraccio interculturale. Richiamando il tema annuale dell'Azione Cattolica dei Ragazzi — che invita a guardare la realtà con lo sguardo ampio di chi osserva dallo «spazio» — sono state rappresentate le usanze e le tradizioni di quattro nazioni: Togo, Italia, Ucraina e Romania. Attraverso questo viaggio ideale, i ragazzi hanno compreso una verità semplice ma potente: visti dall'alto, i confini tracciati dagli uomini scompaiono. Non c'è divisione di popolo o di pelle, ma un'unica famiglia umana chiamata a convivere sotto lo stesso cielo.
Il culmine della giornata si è vissuto nella celebrazione eucaristica, dove don Nicola ha offerto una chiave di lettura illuminante sul senso autentico della pace. «Oggi il Vangelo ci ha proposto un vero e proprio programma di vita», ha esordito il parroco, collegando inscindibilmente il tema della pace a quello delle Beatitudini.
Se dal punto di vista civile abbiamo la Costituzione a cui obbedire, dal punto di vista della fede le Beatitudini rappresentano la nostra «Costituzione spirituale», l'identikit autentico del cristiano. Don Nicola ha sottolineato con forza la portata rivoluzionaria di queste parole, che ribaltano la logica del mondo. Mentre la società odierna sembra dire «beato chi è forte, chi ha potere, chi prevale sugli altri» — secondo la logica dell'homo homini lupus — Gesù proclama beati i poveri, i miti, i perseguitati.
«Che cos'è la pace?» ha chiesto don Nicola ai bambini. Non è semplicemente l'assenza di guerra, né il vecchio adagio latino si vis pacem, para bellum (se vuoi la pace, prepara la guerra). La pace sono le Beatitudini. Essere operatori di pace significa tradurre queste parole in gesti concreti: è la fiducia del povero in spirito che si abbandona a Dio, è il ramoscello d'ulivo del perdono dato e ricevuto, è la bilancia della giustizia che dà a tutti pari dignità ed è il cuore della misericordia, capace di guardare l'altro con gli occhi di Dio.
La pace, ha concluso don Nicola, non si costruisce con i grandi trattati teorici, ma iniziando dai nostri ambienti: «Vivere in pace significa essere i primi a fare un passo se l'altro ci offende». La consegna per tutta la comunità è chiara: dove c'è disordine, gelosia o invidia, il cristiano è chiamato a portare la bellezza dell'amore e la logica, paradossale e salvifica, delle Beatitudini.
Nunzio Bartolini
Responsabile Comunicazione
