Giovedì Santo

02.04.2026

Con la solenne Messa in Coena Domini celebrata giovedì sera, la comunità parrocchiale di Amendolara Marina ha chiuso il tempo di Quaresima ed è entrata nel cuore del Triduo Pasquale. Una liturgia densa di segni, presieduta dal parroco don Nicola Mobilio e concelebrata dal collaboratore parrocchiale don Franco Gimigliano, che ha richiamato i fedeli all'essenza stessa della vita cristiana: il servizio e l'amore donato senza calcoli.

Il segno tangibile di una Chiesa accogliente e plurale si è visto fin dal momento del rito della Lavanda dei Piedi. I dodici apostoli scelti quest'anno non rispondevano a una singola categoria, ma rappresentavano l'intero volto della comunità parrocchiale: dai bambini battezzati da poco ai ragazzi del catechismo, dai giovani a una nonna, fino a un'intera famiglia.

Una scelta in piena sintonia con le indicazioni di papa Francesco, per ricordare che la Chiesa è formata da tutte le età e sensibilità.

Nell'omelia, il parroco ha spiegato come l'amore di Gesù arrivi «sino alla fine», un amore che si dona fino a "scoppiare". «Spesso il nostro amore è part-time, riservato a chi ci piace o ci fa del bene – ha sottolineato –. L'amore di Cristo, invece, è un amore a perdere: lava i piedi anche a Giuda, sapendo che lo tradirà. Se non impariamo ad amare a perdere, stiamo solo facendo una sceneggiata: nella Chiesa si comanda solo se ci si sporca e si lavano i piedi».

Alla fine della celebrazione si è vissuto il momento umanamente ed emotivamente più toccante. Da prassi della parrocchia, la chiave del Tabernacolo dell'Altare della Reposizione viene affidata ogni anno a una persona che vive una particolare situazione di fragilità. Quest'anno, il compito di "custodire Gesù" in questi giorni santi è stato affidato a Francesca, una giovane donna della comunità che lo scorso 3 febbraio ha subìto l'improvvisa e tragica perdita del marito, scomparso a soli 49 anni durante una partita di calcio amatoriale. Un gesto di straordinaria delicatezza pastorale, che ha stretto tutta la parrocchia in un abbraccio silenzioso attorno al dolore di questa famiglia, ricordando che Cristo soffre accanto a chi porta le croci più pesanti.

La liturgia si è conclusa con la benedizione dei pani e la processione verso l'Altare della Reposizione, che per l'occasione è stato allestito all'interno del salone parrocchiale.

A tal proposito, don Nicola ha ricordato il suo vero significato teologico: «Non chiamatelo Sepolcro, Gesù stasera non è morto. Questo altare serve per conservare l'Eucaristia e per vegliare accanto a Lui nell'orto del Getsemani».

Il salone parrocchiale è poi rimasto aperto tutta la notte per l'adorazione eucaristica comunitaria e personale, accompagnando il Signore verso il mistero della Croce.


Nunzio Bartolini

Responsabile Comunicazione

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