«La vita è bella quando include»: ad Amendolara la Via Crucis inclusiva diocesana

28.03.2026

Le strade di Amendolara Marina si sono trasformate, nel pomeriggio di ieri, venerdì 27 marzo, in un vero e proprio santuario a cielo aperto, dove la fragilità non è stata nascosta, ma innalzata e portata in processione come il tesoro più prezioso.

Si è rinnovato con straordinaria partecipazione l'appuntamento con la Via Crucis inclusiva diocesana, un intenso momento di fede promosso e organizzato in stretta sinergia dall'Ufficio per la Pastorale per le persone con disabilità e dall'Ufficio di Pastorale Giovanile e Vocazionale, diretti rispettivamente dal dott. Vincenzo Stivala e da don Nicola Mobilio. Un evento che ha visto protagonisti assoluti i fratelli e le sorelle con disabilità provenienti dalle diverse realtà della nostra Diocesi.

Il sacro percorso ha preso il via dal piazzale della stazione ferroviaria di Amendolara Marina. Da lì, il lungo corteo in preghiera ha attraversato l'arteria principale del paese per giungere infine presso la chiesa parrocchiale della Madonna della Salute.

A camminare fianco a fianco con le famiglie e le associazioni c'erano diversi rappresentanti del clero diocesano, stretti attorno al Vescovo: tra questi, il padrone di casa don Nicola Mobilio e don Vincenzo Santalucia, parroco di Amendolara Paese.

A coronamento del cammino, giunti in chiesa, l'assemblea ha vissuto un momento di profonda riflessione guidata da S.E. Mons. Francesco Savino. Il Vescovo ha voluto consegnare ai presenti tre "frammenti" spirituali: gratitudine, perdono e l'immagine del Cireneo e della Veronica.

«Il primo frammento mi piace chiamarlo gratitudine» ha esordito monsignor Savino, ringraziando l'Ufficio per la Disabilità, la parrocchia ospitante guidata da don Nicola, la comunità di Santa Margherita con don Vincenzo, e tutte le associazioni presenti. Ma il grazie più grande è stato rivolto ai ragazzi e alle ragazze: «Noi che prima usavamo il termine violento 'handicappati' e oggi vi chiamiamo 'diversamente abili', dobbiamo capire che voi siete molto più sensibili di noi. Dobbiamo cambiare. Siete voi che potete cambiare la pastorale. Le pietre scartate sono diventate testate d'angolo: questi fratelli e sorelle sono le pietre angolari della Chiesa e della società».

Il momento più toccante della catechesi è giunto con il secondo pensiero. Rivolgendosi direttamente alle madri e ai padri presenti, il Vicepresidente della CEI ha usato parole fortissime: «Genitori che avete questi doni preziosi, noi dobbiamo chiedervi perdono. Perdono per tutte le volte in cui non vi abbiamo capito, in cui abbiamo fatto i 'benpensanti', per tutte le volte in cui vi abbiamo lasciato soli e non abbiamo compreso il vostro dramma, la vostra fatica e il vostro compito. Questi ragazzi sono le pietre preziose dell'umanità e della Chiesa. E la parrocchia deve essere come lo scrigno in cui si conservano i gioielli. Chi tocca uno di questi ragazzi – ha ammonito il Vescovo – tocca Gesù crocifisso o abbandonato nel Getsemani».

L'ultimo passaggio è stato un forte mandato pastorale per tutte le comunità, ispirato a due figure incrociate durante le stazioni. «Non dovrebbe essere la Chiesa, di per sé, il luogo in cui tutti siamo Cirenei? Cioè capaci di farci prossimi a tutti i crocifissi di carne?» ha domandato provocatoriamente monsignor Savino. «Prima di fare la processione del Venerdì Santo, andate a trovare tutti gli ammalati, gli scartati, le persone sole, perché è lì la vera processione. Sogno sempre una Chiesa della Veronica, una Chiesa della prossimità che asciuga le lacrime, sostiene, incoraggia e indica una prospettiva di speranza».

In vista delle imminenti festività, il Vescovo ha concluso ricordando il vero significato della Pasqua, intesa come Pesach, passaggio: «Vi auguro di poter passare dall'indifferenza alla condivisione, dall'egoismo all'empatia, dall'odio all'amore. Gesù è risorto perché ha amato senza condizioni. Se vogliamo risorgere anche noi, dobbiamo amare senza pretendere mai nulla dagli altri».

A suggellare questo pomeriggio indimenticabile, una frase che rimarrà scolpita nel cuore della comunità di Amendolara: «La vita è bella quando include. Quando escludiamo qualcuno dalla vita, ricordiamoci che stiamo negando Dio, perché Dio è inclusivo».


Nunzio Bartolini

Responsabile Comunicazione

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