Mercoledì delle Ceneri

19.02.2026

Ieri, mercoledì 18 febbraio, la comunità si è ritrovata numerosa per l'inizio del cammino quaresimale. Come ha ricordato don Nicola all'inizio della sua omelia, è stato vissuto esattamente ciò che descriveva il profeta Gioele nella prima lettura: un'assemblea santa in cui tutti — bambini, giovani, adulti, sposi e anziani — sono stati convocati da Dio per iniziare un tempo di grazia.

Ma attenzione alla routine. Il rischio, ha ammonito il parroco, è quello di vivere le Ceneri come una stanca ripetizione annuale, scandita solo dalle lancette dell'orologio (Chronos). Al contrario, la Quaresima è un Kairos, un «tempo favorevole» e abitato da Dio, che offre la possibilità di ricominciare da capo e cambiare strada.

Citando il venerabile don Tonino Bello, don Nicola ha ricordato che la Quaresima è un cammino che «va dalla testa ai piedi». Non è un caso che le ceneri vengano imposte proprio sul capo: la vera conversione (in greco metanoia) è un profondo cambiamento di mentalità. Se non cambia il modo di pensare, di vedere Dio e la realtà che circonda, la Quaresima è inutile. Si parte dalla testa, ieri, per arrivare ai piedi da lavare il Giovedì Santo, coinvolgendo così tutto l'essere.

Per affrontare questo viaggio, la Chiesa consegna tre strumenti che don Nicola ha voluto spogliare dai luoghi comuni, per restituire il loro senso più autentico: la preghiera, l'elemosina e il digiuno.

La preghiera non è un movimento di labbra: non serve a nulla moltiplicare i «Padre Nostro» o le «Ave Maria» se si sente Dio distante. La preghiera vera non è formalità, ma è entrare in una relazione filiale e autentica con un Padre che accoglie e ama per come si è.

L'elemosina è «soffrire con chi soffre»: la carità non è dare l'euro di resto o privarsi del superfluo. La vera carità è stata toccata con mano proprio in queste ore con la raccolta per l'alluvione di Sibari. Come ha sottolineato don Nicola, ringraziando l'assemblea, la generosità della parrocchia è stata immensa. Sono stati donati non gli scarti, ma beni preziosi, dimostrando di sapersi immedesimare nel dolore degli sfollati.

Il digiuno è «pesare le parole»: richiamando un pensiero del Papa, don Nicola ha provocato la comunità: a cosa serve non mangiare carne il venerdì o straziarsi l'anima con i fioretti, se poi si è cattivi dentro? Il vero digiuno è allenarsi a pesare le parole. «Quante parole feriscono, uccidono e ingabbiano l'altro in pregiudizi», ha detto il parroco, invitando a un esercizio pratico: in questa Quaresima, prima di parlare e giudicare, provare a contare fino a quindici.

L'omelia si è conclusa con un forte richiamo all'autenticità del Vangelo: il Padre vede nel segreto. La preghiera, il digiuno e l'elemosina non devono essere sforzi teatrali per far vedere agli altri quanto si è religiosi. Al contrario, sono gli strumenti con cui ci si lascia guardare, amare e trasformare da Dio.

Si inizia questo cammino con il cuore leggero e la mente rinnovata.


Buon cammino di Quaresima a tutti!


Nunzio Bartolini

Responsabile Comunicazione