Pellegrinaggio a Oria

Il tempo di Quaresima è per eccellenza un tempo di cammino, non solo interiore ma anche fisico. Con questo spirito, sabato scorso 14 marzo, la comunità parrocchiale di Amendolara Marina si è messa in viaggio alla volta della Puglia per un intenso e partecipato pellegrinaggio a Oria, in provincia di Brindisi. Una giornata di fraternità, cultura e profonda spiritualità, che ha permesso ai fedeli di vivere una pausa rigenerante dalla frenesia quotidiana.
La prima e centrale tappa del pellegrinaggio ha avuto luogo presso il monumentale Santuario di Sant'Antonio di Padova (nato originariamente come chiesa di San Mauro). Il complesso è oggi custodito e animato dai Padri Rogazionisti, la congregazione fondata dal beato Padre Annibale Maria di Francia. Proprio qui, ad accogliere i fedeli di Amendolara Marina, è stato uno dei padri della comunità religiosa, che ha guidato un prezioso e illuminante momento di catechesi per introdurre i pellegrini al carisma rogazionista e alla storia del santuario.
A fare da culmine alla mattinata è stata la celebrazione eucaristica presieduta dal parroco, don Nicola Mobilio. L'omelia, partendo dalle letture del giorno, ha toccato corde molto profonde, invitando tutti a una seria revisione di vita.
Don Nicola si è soffermato innanzitutto sul mistero dell'attesa di Dio: «Come ci ricorda San Pietro, se Dio tarda ad arrivare non è perché si sia dimenticato di tornare, ma perché nella Sua grande misericordia vuole attendere che ogni uomo si converta. Il Suo ritorno è, in un certo senso, condizionato dal nostro. Più affrettiamo la nostra conversione, più affrettiamo il Suo Regno».
Il cuore della riflessione si è poi spostato sul celebre brano evangelico del fariseo e del pubblicano, due modelli opposti di preghiera. «Il fariseo sta in piedi, sicuro di sé, e prega tra sé – ha spiegato don Nicola –. Ma chi prega tra sé fa solo un monologo. Parla a se stesso, non a Dio, e usa la preghiera come occasione per giudicare gli altri, per dire "grazie perché io non sono come lui". Quante volte anche noi cadiamo in questa tentazione? Il pubblicano, invece, che non ha nemmeno il coraggio di alzare gli occhi, porta davanti a Dio solo la sua miseria e dice: "Signore, abbi pietà di me peccatore". È lui a tornare a casa giustificato. In noi convivono sempre un po' di fariseo e un po' di pubblicano: la Quaresima serve proprio a far trionfare il pubblicano che è in noi».
A conclusione della Santa Messa, prima di congedare l'assemblea, don Nicola ha voluto consegnare ai fedeli tre "parole" da custodire come bussola per i giorni a venire:
Vedere con gli occhi della fede: non con gli occhi fisici (come i farisei che vedevano ma non riconoscevano Gesù), ma col cuore.
Avere compassione: che non significa provare semplice pietà, ma "entrare nei sentimenti viscerali dell'altro".
Pregare il padrone della messe: in perfetta sintonia con il carisma di Sant'Annibale Maria di Francia che ha ospitato il pellegrinaggio.
Dopo il pranzo comunitario consumato all'interno della stessa struttura, nel pomeriggio, i pellegrini hanno avuto modo di visitare e passeggiare liberamente nel bellissimo centro storico medievale di Oria. L'ultima tappa, prima di riprendere la strada verso la Calabria, è stata la suggestiva visita al Santuario di San Mauro alla Macchia, che ha suggellato una giornata ricca di grazia, prima del sereno rientro ad Amendolara Marina.
Nunzio Bartolini
Responsabile Comunicazione
