Presentazione di Gesù al Tempio

Ieri, lunedì 2 febbraio, la comunità parrocchiale ha vissuto con fede e partecipazione la festa della Presentazione del Signore. Un momento liturgico intenso, iniziato poco prima della celebrazione eucaristica con una suggestiva processione partita da Piazza del Gesù.
Qui, dopo la benedizione delle candele – simbolo di Cristo «luce per illuminare le genti» – i fedeli hanno accompagnato in processione la luce fino alla chiesa parrocchiale, dove alle 18 è stata celebrata la Santa Messa solenne.
Durante l'omelia, don Nicola ha guidato i fedeli alla scoperta dei molteplici significati di questa giornata, definendola attraverso tre nomi fondamentali. È la festa della Presentazione, in cui Gesù viene offerto al Tempio; è la festa dell'Incontro, poiché in quel bambino Dio incontra non solo il popolo d'Israele (rappresentato da Simeone e Anna), ma l'umanità intera; ed è infine, popolarmente, la Candelora, antica tradizione risalente al IV secolo che vede nella benedizione dei ceri il riconoscimento di Cristo come vera luce.
Don Nicola ha sottolineato come questa data funga da «spartiacque». A quaranta giorni dal Natale, si chiude «ufficiosamente» il tempo natalizio: l'offerta di Gesù al Tempio è infatti il preludio di un'altra offerta, quella che avverrà trent'anni dopo non più a Gerusalemme, ma sul Golgota. Gesù, pur non avendo bisogno di purificazione né di riscatto essendo Figlio di Dio, si assoggetta alla legge di Mosè per salvarla dall'interno, facendosi vero uomo tra gli uomini.
Il cuore della riflessione si è concentrato sulle figure di Simeone e Anna, definiti come maestri di una virtù spesso dimenticata: la pazienza. «Simeone e Anna ci dicono che se vogliamo incontrare Dio bisogna essere innanzitutto pazienti», ha ricordato don Nicola. In un mondo frenetico, dove vorremmo tutto e subito, questi due anziani insegnano che «le cose belle arrivano per chi sa aspettare» e che «la fretta non conduce mai da nessuna parte».
Simeone, che attendeva la consolazione d'Israele senza mai perdere la speranza, e Anna, che a ottantaquattro anni serviva Dio notte e giorno, testimoniano che il Signore è fedele alle sue promesse. Dio non è lontano, ma si lascia incontrare da chi sa attendere senza cadere nella «depressione spirituale», mantenendo viva la fiducia giorno dopo giorno.
La celebrazione si è conclusa con l'augurio del parroco, che la comunità fa proprio: quello di poter tenere tra le braccia il Cristo, proprio come avvenne per Simeone e Anna, accogliendo nella vita la vera Luce che non tramonta.
Nunzio Bartolini
Responsabile Comunicazione
