Solennità di Maria SS. Madre di Dio

Con la solenne celebrazione del 1° gennaio, la nostra comunità parrocchiale ha varcato la soglia del nuovo anno civile, chiudendo l'Ottava di Natale nel segno della Vergine Maria. La liturgia, presieduta dal parroco don Nicola Mobilio e concelebrata dal collaboratore parrocchiale don Franco Gimigliano, ha offerto una profonda riflessione sul mistero della divina maternità e sul senso autentico della benedizione cristiana, invitando i fedeli a guardare al futuro con occhi nuovi.
Don Nicola ha aperto l'omelia richiamando lo storico Concilio di Efeso del 431 d.C., che dichiarò Maria Theotókos, ovvero Madre di Dio, spiegando che questo titolo è prima di tutto un'affermazione sull'identità di Gesù. Maria è realmente Madre di Dio perché il figlio che ha concepito è Persona Divina, consustanziale al Padre dall'eternità, a cui lei ha donato una carne umana. La celebrazione ha inoltre ricordato il rito della circoncisione e l'imposizione del nome Gesù, avvenuti otto giorni dopo la nascita, segno della piena appartenenza del Salvatore al suo popolo.
In occasione degli auguri per il nuovo anno, il parroco ha voluto riportare l'assemblea al significato biblico della "benedizione", mettendola in guardia dal trasformarla in un amuleto magico o in una pratica scaramantica. Benedire, citando il Libro dei Numeri, significa permettere alla vita di Dio di scorrere nelle proprie vene e far risplendere il Suo volto nei lineamenti di chi crede, affinché chiunque ci guardi possa rintracciarvi il riflesso del Creatore. «Essere benedetti significa dire bene dell'altro — ha esortato don Nicola — perché Dio è il Sommo Bene».
Il cuore pastorale del messaggio per il 2026 è stato affidato a due verbi che descrivono l'atteggiamento profondo di Maria nel Vangelo: custodire e meditare. Don Nicola ha invitato a riscoprire l'arte del custodire, inteso come un "flash" dell'anima che fa silenzio per concentrarsi sull'essenziale, togliendo il rumore delle parole inutili per fare spazio a Dio. Questo movimento del cuore si completa nel meditare, termine che in greco rimanda al symballo — radice della parola "simbolo" — e che significa letteralmente mettere insieme i pezzi. Attraverso la metafora del mosaico, il parroco ha descritto Maria come la donna che compone con pazienza i frammenti della propria vita, attendendo che da quell'unione emerga nitida l'immagine divina. In un efficace contrasto teologico, è stato ricordato che l'opposto di questa unità è il diaballo (il diavolo), colui che divide e separa; l'augurio per l'anno appena iniziato è dunque quello di essere "persone simboliche" come Maria, capaci di trovare sintesi e pace fuggendo ogni divisione.
Prima della benedizione finale, don Nicola ha rinnovato l'invito a ripartire dall'essenziale, permettendo al volto di Dio di risplendere su ogni famiglia. Amendolara inizia così il suo cammino nel tempo, con l'impegno di custodire il mistero dell'Incarnazione nel profondo del cuore, trasformando ogni giorno del nuovo anno in un'occasione per testimoniare la luce di Betlemme.
Nunzio Bartolini
Responsabile Comunicazione
