Solennità di Pentecoste

24.05.2026

Con la solennità di Pentecoste, la parrocchia ha vissuto oggi il compimento del grande mistero iniziato nella notte di Pasqua. La Santa Messa, celebrata dal parroco don Nicola Mobilio affiancato dal diacono Vincenzo Gentile, è stata un momento di forte intensità, arricchita da un'omelia capace di scuotere le coscienze, incentrata sul dono dello Spirito Santo e sulla missione concreta a cui ciascuno è chiamato.

Prendendo spunto dalla prima lettura, don Nicola ha spiegato come la Pentecoste sia l'esatto opposto della torre di Babele. A Babele gli uomini parlavano la stessa lingua ma nessuno si capiva, lasciando spazio solo alla divisione. A Pentecoste, invece, ognuno parla una lingua diversa, ma tutti si comprendono.

«Nella Chiesa non esiste l'omologazione o l'appiattimento del pensiero», ha sottolineato il parroco, richiamando il testo originale greco di San Paolo che usa la parola sinfonia. «Lo Spirito Santo non ha paura della distinzione. Come in un pentagramma guidato dalla chiave di violino dello Spirito, i nostri doni e carismi sono note diverse che si uniscono per creare una melodia bellissima ed equilibrata. La diversità diventa un problema solo quando usiamo i nostri talenti per dire "io sono più bravo di te" o "qui comando io". Ma dove c'è questo, lo Spirito non c'è».

Il passaggio più toccante della riflessione ha riguardato il momento in cui Gesù risorto appare ai discepoli nel Cenacolo. La prima cosa che fa non è rimproverarli per averlo tradito, ma mostrare le sue ferite e donare la sua pace.

«Gli apostoli avevano un disperato bisogno di essere perdonati», ha spiegato don Nicola con grande umanità. «Gesù fa capire loro che non potevano andare in missione nel mondo se prima non si sentivano pacificati dentro. Se non facciamo pace con le nostre ferite e con il nostro passato, saremo sempre persone insoddisfatte e frustrate».

Da questa pace interiore nasce la missione che Gesù ci affida: perdonare e riconciliare. Su questo punto, il monito del parroco è stato molto diretto:

«Se nella nostra vita non siamo capaci di capire che il primo modo per essere cristiani è sentirci perdonati e perdonare a nostra volta, allora stiamo a casa. Saremmo più coerenti. Non andiamo in giro a dire di essere cristiani, perché saremmo solo degli ipocriti spirituali. Se la nostra missione diventa occasione per creare ancora più zizzania, il nostro cammino è un fallimento e lì lo Spirito va in vacanza».

La celebrazione si è chiusa con un augurio che è anche un impegno per tutti: lasciarsi trasformare dallo Spirito per non essere cristiani rassegnati, ma veri costruttori di pace. Perché, come ha concluso don Nicola, «dove c'è comunione, lì c'è Dio».


Nunzio Bartolini

Responsabile comunicazione - Parrocchia Madonna della Salute

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