Venerdì Santo in Passione Domini

Il silenzio del dolore, il mistero della morte e la luce di un amore che non si arrende. La comunità di Amendolara Marina ha vissuto con immensa devozione e partecipazione popolare i riti del Venerdì Santo in Passione Domini.
Il pomeriggio si è aperto all'interno della chiesa parrocchiale della Madonna della Salute con l'Azione Liturgica presieduta dal parroco don Nicola Mobilio e concelebrata dal collaboratore parrocchiale don Franco Gimigliano, per poi proseguire con una partecipata processione dietro la Croce lungo le strade del paese.
L'omelia di don Nicola ha guidato i fedeli dentro le pieghe del Vangelo di Giovanni, svelandone la profonda differenza rispetto agli altri evangelisti. «In Giovanni la Via Crucis è una Via Gloriae – ha spiegato il parroco –. Il Crocifisso non è un uomo distrutto, ma è già il Cristo pasquale, il vivente. A differenza di ieri sera, quando abbiamo riflettuto sull'amare "fino alla fine", oggi comprendiamo che quella "fine" non significa distruzione. Sulla croce Gesù non dice semplicemente che è finita, ma dice: "Padre, ho dato compimento all'opera che mi hai affidato". L'amore di Cristo porta a compimento l'esistenza. D'altronde, la parola a-mors significa letteralmente "senza morte": dove c'è il vero amore, la morte non ha l'ultima parola».
Il cuore della riflessione si è poi concentrato su due atteggiamenti fondamentali della vita cristiana: l'obbedienza e il coraggio di stare.
Mentre l'obbedienza si fortifica proprio quando Dio ci chiede di passare attraverso la croce, il verbo "stare" definisce la vera natura di chi ama. «Davanti al dolore è facile fuggire – ha ammonito don Nicola –. Pietro, pieno del gelo del rinnegamento, scappa e va a riscaldarsi. Maria e il discepolo amato, invece, stavano presso la croce. Questo è l'amore: la capacità di resistere e di restare lì dove tutti fuggono. Perché anche nella fede, come nella vita, in amore vince chi resta, chi è capace di stare sotto la croce sapendo che quel dolore è il preludio della risurrezione».
Al termine della liturgia, una grande folla si è incamminata in processione dietro la Croce, attraversando le vie principali di Amendolara Marina in un clima di profondo raccoglimento e preghiera.
Il rientro del corteo sul sagrato della chiesa ha offerto lo spunto per un ultimo, potente messaggio consegnato dal parroco alla comunità prima della benedizione finale.
«Noi oggi non festeggiamo il trionfo di uno strumento di tortura fine a se stesso – ha chiarito don Nicola davanti all'assemblea silenziosa –. La croce, senza il Crocifisso, è solo un supplizio atroce. Noi esaltiamo la Croce perché su di essa è stato crocifisso l'Amore, ed è l'amore che fa la differenza. Come ricordava il venerabile don Tonino Bello, la croce è soltanto una "collocazione provvisoria". È un passaggio temporaneo in attesa di un'altra realtà che sta per subentrare: la Pasqua, la speranza e la risurrezione».
Con questa consapevolezza e con il cuore colmo di speranza, la comunità di Amendolara attende ora di vivere la grande Veglia che annuncerà la vittoria della vita.
Nunzio Bartolini
Responsabile Comunicazione
